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Marathia e le vie plaisir

Apparentemente, le vie marateote ‘Il Mare d’inverno’ e ‘Oceano di silenzio’ potrebbero sembrare al climber un ‘copia e incolla’ della ben nota ‘Beatrice’ di Gaeta. D’altra parte, tutte hanno in comune la calata in doppia prima di iniziare la scalata. È anche vero che l’autore, Riccardo Quaranta, fu invitato da un climber del luogo, Carlo Magnabosco, con le sue testuali parole, ‘a fare una cosa come quella che vedo quando vai a Gaeta’. Tuttavia, si intuisce qualcosa di diverso nella scalata: la forte esposizione di entrambe le vie catapulta immediatamente lo scalatore nell’oceano di silenzio del Golfo di Policastro. La linea quasi continua di ‘Oceano di Silenzio’ e quella leggermente mossa de ‘Il mare d’inverno’ sembrano i differenti moti d’onda del mare che, con vista dall’alto, si confonde con il cielo. Questo è ben lontano dalla sorella gaetana ‘Beatrice’, dove, lasciato il traverso iniziale e ristabilendosi sul terrazzino del secondo tiro, la via si sviluppa tra il diedro e il camino, limitando lo sguardo. Si nota nell’autore il desiderio di voler trasmettere costantemente, attraverso l’armonia delle linee, il forte connubio tra la scalata e il senso di infinito, silenzio, pace che regna incessantemente sul golfo. Non si può, ad ogni sosta, non restare incantati ed in religioso silenzio, quasi una sorta di contemplazione. Il Quaranta ha ricercato questo moto. Non volendomi soffermare sui passaggi tecnici (l’entusiasmante primo tiro e l’elegante salita del diedro de ‘Il Mare d’inverno’), ho voluto esprimere la sensazione suscitata dalle vie, sottolineando che si tratta di vie di qualità, raffinate, dove il Quaranta, a parte il grandioso lavoro tecnico, ha fatto prevalere il cuore.








 
 
 

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